L'Italia che brucia;meno canadair più F35 !!!

Nel viaggio alla scoperta dei paradossi del BelPaese non si può che indignarsi diffronte al grido d'allarme lanciato dalle autorità della Regione Sardegna che in queste ultime ore gridano a gran voce:«Soli e indifesi in mezzo alle fiamme, lo Stato dov’era?» Riportiamo qui sotto due notizie apparsa recentemente riguardanti lla grave mancanza di mezzi e personale per combattere la piaga degli incendi, per lo più dolosi, e lo sdegno provocato sul volo del ministro Mauro nell'isola. Lo stesso ministro,grande fautore e acceso sostenitore dell'acquisto degli F35 bloccando il traffico aereo con un volo,pagato con i soldi di tutti i contribuenti italiani, si può ritenere politicamente colpevole di aver"deviato"soldi che mai come in queste ore sarebbero stati più utili e necessari per combattere gli incendi sia in Sardegna che in altre regioni d'Italia. Pochi sanno che dal 14 luglio un rogo non da tregua nella vicina Friuli-VeneziaGiulia.

 

Pochi Canadair (e in ritardo) contro gli incendi la Regione accusa il Governo. L’assessore Biancareddu: «Neanche l’ombra dell’elitanker promesso»

SASSARI. Due mesi fa, quando promise che si sarebbe attivato per fare arrivare in Sardegna un elitanker, il capo della Protezione civile Franco Gabrielli disse all’assessore regionale all’Ambiente Andrea Biancareddu che si augurava non fosse necessario, «perché vuol dire che la sua bella isola si è salvata dagli incendi». Speranze deluse, perché in appena 48 ore circa 8mila ettari sono diventati cenere. E l’elitanker promesso non si è ancora visto, mentre il numero di Canadair si è ridotto da 3 a 2, di cui uno in stand-by per un intervento di manutenzione proprio quando le fiamme camminavano veloci nei boschi di mezza isola. Gli altri due aerei decollati da Trapani e dalla Liguria sono apparsi nel cielo dell’isola solo alle 14.45 e alle 16.30, quando il Sarcidano e una fetta del Cagliaritano andavano a fuoco da 24 ore. La polemica è accesa e animata da accuse incrociate: la Regione accusa lo Stato, i sindaci se la prendono con entrambi, l’opposizione in consiglio regionale accusa la maggioranza. Tutti d’accordo su un punto: il governo centrale deve capire che gli incendi per la Sardegna non sono un’emergenza, ma una ferita che si riapre puntuale ogni anno. E ogni volta fa più male.

Cappellacci indignato. Ieri a Cagliari il ministro alla Difesa Mario Mauro ha definito strumentali le polemiche F-35/Canadair, e ha difeso la necessità di acquistare 90 caccia: «Il programma F35 è partito 20 anni fa, dovevano essere 150 aerei, oggi sono 90. Con i 60 tagliati, quante scuole, quanti asili e quanti Canadair sono stati comprati?». Cappellacci ha replicato a muso duro: «Il pericolo non è a 10mila chilometri di distanza, ma qui, a pochi metri da case e comunità». È tempo di “cambiare il punto di vista” secondo il governatore, che a proposito delle contestazioni della gente a Laconi, dice che non erano rivolte a lui, «ma proprio contro gli F35 e chi li ha voluti». «Acquistarli è uno scandalo – scrive su Twitter Nichi Vendola – mentre la Sardegna e altre parti del Paese bruciano».

L’assessore tra le fiamme. Andrea Biancareddu dice di avere visto fiamme alte così solo sulla collina di Curragghja nel 1983. L’assessore all’Ambiente, che è tempiese, nel bel mezzo del rogo di Laconi ha avuto paura che la storia si ripetesse. «Per fortuna il vento ci ha aiutato, all’improvviso ha girato a maestrale e ha cambiato direzione. Il parco Aymerich si è salvato, la gente è potuta tornare a casa». Già, il vento. «Non i mezzi aerei inviati dallo Stato. All’inizio c’era solo un Canadair, poi altri due nel pomeriggio. Ma per qualche ora sono spariti. Nessun elitanker, sono gli elicotteri, 5, della Regione, grazie al cielo. Hanno volteggiato sulle fiamme gettando acqua con precisione chirurgica. Io ero lì, a due passi dal fuoco, li ho visti. E ho visto centinaia di persone che lottavano come potevano, visi distrutti sporchi di fuliggine. Senso di rabbia e di solitudine». Ma l’assessore respinge le critiche. Risponde al consigliere del Pd Solinas, che accusa la Regione di essere stata «accondiscente nei confronti degli tagli dello Stato»: «Non è così, a metà marzo ho fatto la prima chiamata a Gabrielli per sollecitare l’invio dei Canadair. E 2 a Olbia li abbiamo ottenuti. Ma di fronte al taglio del numero complessivo di mezzi aerei (da 19 a 14) che cosa si poteva fare di più? Con i fondi risicati a disposizione abbiamo cercato di mettere la macchina antincendio nelle condizioni di operare al meglio, abbiamo acquistato un altro elicottero. Certo, si può migliorare. Con la prevenzione innanzitutto: le Province, per esempio, riducano le sagre e ripuliscano le strade dalle sterpaglie».

Vigili contro la Regione. Alla classe politica regionale, senza distinzione di colori, non fanno sconti gli iscritti alla Fns Cisl: «Dopo la tragedia e la devastazione, immancabilmente fanno capolino i politici che lanciano accuse, in netto ritardo, per difendersi dalla loro assenza. È ormai da anni che denunciamo, senza risposte, l’inadeguatezza dei mezzi in dotazione ai vigili e la carenza degli organici».

Un aereo di Stato blocca Olbia: esplode la rabbia dei turisti
Il volo del ministro Mauro, che costa fino a 18mila euro l’ora, paralizza lo scalo sardo per aspettare l’elicottero di un generale.

 

Un’ora fermi, seduti sui seggiolini roventi dell’aereo, ad attendere le manovre per far decollare un velivolo di Stato, un Airbus 319. È successo ieri pomeriggio, tra le 17 e le 18, all’aeroporto di Olbia, nel nord della Sardegna. Tra i passeggeri dei voli in partenza dallo scalo della Costa Smeralda il nervoso è montato piano piano. Turisti di ritorno dalle vacanze e qualche manager di passaggio si sono trovati intrappolati sui bus di raccordo agli aeromobili. Altri già seduti in aereo hanno sentito la voce del comandante annunciare ritardi per qualche inusitato motivo. Intanto i cartelloni elettronici degli arrivi e delle partenze entro lo scalo scorrevano regolari, come nulla fosse. «Non risulta alcun ritardo, tutti i voli stanno decollando e atterrando in base all’orario previsto» ha rassicurato una signorina del call center interpellata da Libero. Eppure quell’Airbus 319 ha creato fortissimi disagi ai passeggeri.

Piazzato al centro della pista, immobile, quel colosso dei cieli che può contenere fino a 150 persone ha impedito arrivi e partenze per circa un’ora. Secondo informazioni raccolte da Libero l’aeromobile era fermo in attesa di un generale dell’esercito. A bordo erano già seduti il ministro della Difesa Mario Mauro, e il suo staff, che ieri erano in trasferta in Sardegna per una visita ufficiale.

La missione del ministro Mauro in Sardegna era nota da giorni, tanto che ieri numerose agenzie di stampa riportavano informazioni circa l’incontro ufficiale con la Brigata Sassari e il generale dell’esercito Manlio Sciopigno. Nulla di strano, dunque, che il ministro abbia preso un volo di Stato per rientrare nella Capitale. Certo, visti i costi di movimentazione del mezzo, viene da chiedersi se utilizzare un Airbus 319 sia il sistema migliore per far viaggiare i ministri. È un mezzo capace di contenere fino a 138 passeggeri, che solo per essere messo in moto costa ai contribuenti tra i 15 e i 18 mila euro all’ora. Non solo, di tassa di sorvolo – sempre a carico degli italiani visto che il volo è di Stato – sono stati sborsati 3500 euro andare, 3500 a tornare.

Ad ogni modo la scena cui hanno assistito gli sfortunati passeggeri presenti a quell’ora allo scalo di Olbia è stata la seguente: poco prima delle 18 è atterrato un elicottero, dell’esercito, che ha provocato i primi ritardi. Circa 50 minuti dopo – e nell’attesa tutti gli altri voli sono rimasti bloccati – è decollato l’Airbus di Stato, direzione Roma Ciampino, atterraggio previsto alle 19.30.

Tutto il pietoso teatrino, come spesso capita in queste situazioni di soggezione per la presenza di autorità, si è svolto nella mancanza totale di attenzione e rispetto per i passeggeri “normali”. I viaggiatori, che hanno pagato regolarmente il biglietto e aspettavano solo di rientrare dalle ferie o da una trasferta in Sardegna, sono stati tenuti all’oscuro di tutto, con scuse improvvisate e qualche bicchiere d’acqua di consolazione. Anche dall’aeroporto di Olbia, dove non è stato possibile parlare con l’ufficio stampa ma solo con un’addetta al call center, si è precisato che non «c’era da segnalare alcun disguido, che voli e partenze proseguono dalla mattina con regolarità».

Contattato l’esercito, per avere conferma che un generale delle forze dell’ordine si fosse imbarcato in quelle ore dall’aeroporto di Olbia, ci è stato detto che l’esercito non possiede Airbus, ma lo Stato sì. Dall’esercito hanno anche ammesso che in effetti il generale Claudio Graziano, che era in trasferta con il ministro Mauro in Sardegna, è atterrato con un elicottero attorno alle 18 all’aeroporto di Olbia, per imbarcarsi poi sull’A319 assieme a tutte le autorità. La maggior parte del ritardo e i disagi per i passeggeri “normali”, a quanto pare, sono stati dovuti all’atterraggio dell’elicottero su cui viaggiava il generale Graziano.

Pare, ma certo è come scaricare la colpa sull’ultimo della fila di una gerarchia lunghissima, che all’origine di alcune lungaggini nelle partenze e negli atterraggi ieri all’aeroporto di Olbia ci sia da annoverare anche un malfunzionamento della torre di controllo. I terribili incendi dolosi di queste ultime ore, che hanno distrutto ettari di profumata vegetazione sarda, avrebbero mandato in tilt anche gli operatori delle torri di controllo di tutti gli scali sardi. Costretti a gestire non solo l’ordinaria amministrazione, ma anche il via vai dei Canadair diretti a spegnere gli incendi. Una storia che puzza di bruciato.

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Commenti

Ritratto di Luca Visentin

E' proprio vero che l'italia sta andando al contrario ..... quello che serve non c'è ; quello che è inutile si compra..per fare un favore alle solite lobbys che sono affamate di euro.Morale i soldi si accumulano nelle mani di pochi ,mentre in molti tirano la cinghia sempre di più!!

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