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lunedì 11 marzo 2013

Il report segreto sugli sprechi in casa PD: 300 dipendenti, superstipendi e segretarie per tutti

 

«Fino alla fine mi comporterò come un bravo soldatino»: Matteo Renzi aveva avvisato delle sue intenzioni i parlamentari amici, soprattutto quelli che mordevano il freno, e che lo avrebbero preferito meno ligio ai doveri di partito. Aveva spiegato una, due, tre volte che non avrebbe indossato i panni del pugnalatore di Bersani. Ma aveva detto loro anche altro: che finita la partita elettorale, quando la situazione si sarebbe stabilizzata, lui non sarebbe rimasto fermo. E il sindaco di Firenze ha tenuto fede alle promesse fatte.

Ha lasciato chiaramente intendere che, una volta esaurito il tentativo del segretario di metter su un governo (tentativo su cui non scommette un euro ma che non ostacolerà) si riprenderà la libertà di parola e di azione. Renzi sa che la partita che si apre adesso è complessa. Il pericolo - lo ha ammesso lui stesso - è quello di farsi «fagocitare» dai maggiorenti del Pd. Ma è un rischio che il primo cittadino del capoluogo toscano non pensa di correre. Prima di tutto perché non metterà bocca nei giochi interni. Non si spenderà a favore delle ipotesi che circolano in queste ore nel partito. Né le ostacolerà.
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Renzi che si cala perfettamente nella parte di politico avulso dall'apparato, vuole giocarsi le sue chance alla segreteria nazionale al prossimo Congresso del Pd. Non è casuale, in questo senso, il suo insistere sull'abolizione del finanziamento pubblico.

Sarà questa la sua nuova, grande, battaglia: un tormentose incessante per mettere con le spalle al muro i maggiorenti del Pd e dimostrare che certi temi «non li ha inventati Grillo». Proprio per questo qualche tempo fa il sindaco di Firenze si è fatto fare da un «amico» fidato uno studio sulla situazione del partito. Situazione che lo ha lasciato di stucco.

 I dipendenti del Pd nazionale sono più di 180, tra quelli a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato. Una pletora di segretarie, segretari, impiegate e impiegati, tutti remunerati. Di più: ad alcuni viene anche pagata la casa. Nel «report » in questione si trovano dei numeri impressionanti: 14 persone all’ufficio stampa del partito, tre persone addette solo a Rosy Bindi, che ha anche un aiuto alla Camera e una portavoce che, è scritto nel rapporto, «non si è capito chi paga».

Di più: ad alcuni viene anche pagata la casa. Nel «report» in questione si trovano dei numeri impressionanti: 14 persone all'ufficio stampa del partito, 3 persone addette solo a Rosy Bindi, che ha anche un aiuto alla Camera e una portavoce che, è scritto nel rapporto, «non si è capito chi paga».Infatti l’onorevole che ha mietuto vittime illustri in Veneto con la sua linea politica,ha pensato bene di querelare il Corriere della Sera,reo secondo l’esponente toscana,di aver diffuso notizie false.

Vediamo nel dettaglio la situazione economica all’interno di un partito di caratura nazionale,con un apparato cosi complesso e ben articolato quale quello del Pd.
Il meno importante dei dirigenti del Pd ha almeno 2 segretarie e 3.500 euro di stipendio; nel caso i costi  lievitano se ti chiami Nico Stumpo, e sotto di te, nel settore organizzativo del Pd, guidi 8 persone tra segretari, funzionari e collaboratori.. Lo staff di Bersani è composto di 4 consulenti, a cominciare dal portavoce Stefano Di Traglia, del capo della segreteria Zoia Veronesi e di 4 assistenti.

 L’ufficio stampa, guidato da Roberto Seghetti, conta 14 persone. Gli stipendi variano a seconda delle mansioni, da 1200 a 5mila euro. C’è da aggiungere la squadra di YouDem, la web tv del partito guidata da Chiara Geloni e il team che cura il sito. I dipendenti della tv sono assunti da Eventi Italia, guidata dal responsabile Feste ed eventi Lino Paganelli, una «società a cui fa capo il Pd» si legge nel report. Oltre al direttore Geloni ci sono un coordinatore di redazione, 8 redattori e un collaboratore. Al sito lavorano la responsabile Tiziana Ragni e altri 4 dipendenti del Pd.

Nelle ultime stime fatte, quelle del 2010, il partito aveva in Parlamento 102 dipendenti per la modica cifra complessiva di 8 milioni di euro. Sono cifre che hanno lasciato di sasso il sindaco e lo hanno convinto ancora di più a combattere la battaglia per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Infatti pubblichiamo una nota prodotta dallo stesso partito.
Rendiconto economico pag 21.

Alla data del 31/12/2011 l'organico del personale dipendente è cosi costituito:

- n 17 giornalisti con le seguenti qualifiche,un direttore,8 capo redattori,1 Vice Capo redattore,2 Vice Capo Servizio e 6 redattori ordinari,di cui 13 assunti con contratto a tempo indeterminato e 4 a tempo determinato;

- n 173 dipendenti suddivi nelle seguenti categorie: n 165 impiegati amministrativi a tempo pieno di cui 156 assunti a contratto a tempo indeterminato e 9 a tempo determinato:n 3 impiegati amministrativi part-time assunti con contratto a tempo indeterminato;

- n 5 autisti assunti a tempo pieno con contratto a tempo indeterminato;

- n 7 collaboratori di cui 1 collaboratore iscritto alla gestione separata dei giornalisti;

- n 1 borsa studio.

                                                       Il Tesoriere

                                                (On.le Antonio Misiani )

Il tutto è parte dell’articolo apparso oggi sul Corriere della Sera 11/03/13 a firma di Maria Teresa Meli e di qualche stralcio apparso sul Sole 24ore sempre di oggi.

Nella stessa giornata il Pd per bocca del tesoriere, Misiani, ha affermato che non potrebbe rinunciare ai rimborsi elettorali perchè “non sopravviveremmo”.

Alla luce di questo trattamento economico per i partiti che stride con la crisi, non trovate che la politica italiana dovrebbe trovare il coraggio di rivedere la regola sul finanziamento pubblico ai partiti?

Non è da considerarsi  nell’attuale stato di cose la classe politica una sorta di bruttura che non produce ricchezza ma solo clientelismo? O meglio definirla come  una sorta di parassita che non avrebbe  diritto di lamentarsi e di pretendere ?

Un altro quesito interessante,visto la complessità degli apparati di partito,che come abbiamo visto son quanto mai costosi,l’abolire il finanziamento pubblico ai partiti non andrebbe a innescare per paradosso il fenomeno delle tangenti o del malaffare che ci ha colpiti duramente nella Prima Repubblica?

Lasciamo a voi le vostre considerazioni su questo argomento cosi attuale e dibattuto e che sicuramente merita un’analisi seria sia dei partiti che dell’opinione pubblica.

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