“Sono veneto e creo mille posti di lavoro. In Carinzia”

In un'Italia in cui l'immobilismo del governo Letta segna il tempo,in un paese che non sa dare risposte rapide e certe, in cui la classe politica è più attiva a difendere gli interessi di categoria o ad occuparsi di leggi ad personam,le varie aziende si sentono sempre più strette nella morsa della crisi e di quell'apparato burocratico che non permette loro di investire e produrre nel territorio. Riportiamo qui sotto l'inchiesta a firma di Luigi Marcadella sul caso Bifrangi con tanto di relativa intervista al titolare dell'importante azienda di Mussolente. Riteniamo giusto prendere in considerazione l'argomento  sulla delocalizzazione di importanti realtà manufatturiere che si vedono costrette a fuggire all'estero,privando di fatto il nostro territorio di risorse economiche ed umane,perchè solo una decisa presa di posizione dell'opinione pubblica potrà dare la necessaria scossa agli amministratori e ai politici.

Attendiamo come sempre i vostri graditi commenti su tale argomento,perchè solo uno scambio di idee e di opinioni può portare ad un'auspicabile soluzione.

 

Luigi Marcadella

Parla Francesco Biasion, patron della Bifrangi spa, deluso dalla asfissiante burocrazia italiana

«Non credo più al sistema Italia, non penso che si possa più fare impresa nel nostro Paese. Io sono un imprenditore onesto e vengo trattato dalle istituzioni alla stregua di un delinquente. E se vuole le faccio i nomi: sindacati, magistratura, amministrazione comunale, burocrazia locale. Le ultime multinazionali rimaste se ne andranno via una a una. Se tutto il sistema rema contro gli imprenditori, regole del mercato del lavoro, certezza del diritto, istituzioni, non ha più senso restare qui». È lo sfogo amarissimo di Francesco Biasion, presidente della Bifrangi Spa, un colosso dell’industria veneta che dà lavoro a circa cinquecento persone, più di un migliaio nel mondo. 108 milioni di fatturato per Bifrangi Spa e circa 70 milioni per Bifrangi Uk nel 2011.

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Siamo a Mussolente, quaranta chilometri da Vicenza, profondo Nordest, locomotiva economica del Paese. La Bifrangi aprirà il prossimo stabilimento in Carinzia, dove secondo l’imprenditore vicentino chi fa impresa è visto «come un Dio in terra». In Italia lo hanno fiaccato le pastoie burocratiche di un Paese che non permette di investire in un’azienda che dà lavoro a centinaia di dipendenti, ma che consente invece di aprire un locale di lap dance o una sala scommesse in un mese.

«Lunedì sono stato in Carinzia per definire le pratiche burocratiche per aprire il nuovo stabilimento. In un solo giorno abbiamo fatto tutto: mi hanno dato il terreno, aperto la partiva iva, acceso i conti correnti. In Italia ci avrei messo forse dieci anni. In Austria riceveremo anche una percentuale a fondo perduto sull’investimento. Di nostro ci metteremo capitali che vanno sull’ordine dei 40-50 milioni di euro in 3-4 anni».

Soldi che non verranno investiti in Veneto, occupazione che andrà a beneficio delle statistiche austriache. A settembre del 2014 la produzione industriale partirà con trenta dipendenti, che diventeranno 300 in dieci anni. Ma quella di Francesco Biasion non è una scelta che nasce in una notte di mezza estate, la “guerra” della Bifrangi Spa contro i tentacoli amministrativi dello Stato è lunga e complessa.

La Bifrangi produce componenti meccaniche per multinazionali come John Deere, Nsk, Caterpillar, Skf, e per tutte le case automobilistiche di livello internazionale. Ha lottato per anni con le istituzioni locali per poter installare nel sito aziendale di Mussolente un maglio in grado di sprigionare forza per 55 mila tonnellate, il più grande e potente del mondo. Biasion si è stancato e ora il “gigante meccanico” lavora a pieno ritmo a Houston, negli Stati Uniti.

«Lei pensa che qualche politico sia venuto per farci desistere dallo spostamento in America del nostro fiore all’occhiello industriale? Nessuno, nemmeno una telefonata. Ci hanno ostacolato in prevalenza a livello locale: avevamo il via libera da Regione, Provincia, Arpav, Spisal, Vigili del Fuoco. La “pratica” non è arrivata neanche in consiglio comunale, si è fermata nei meandri della burocrazia degli uffici tecnici».

Bifrangi ha spostato successivamente a Lincoln, nel Regno Unito, una pressa a vite da 32 mila tonnellate di potenza, 14 metri di altezza e 1750 tonnellate di stazza, per lo stampaggio a caldo dell’acciaio, il primo impianto del genere in Gran Bretagna e uno dei pochi esistenti al mondo. Un investimento da 100 milioni di euro in cinque anni. Cosa abbiamo perso come circuito economico Veneto? Milioni di euro di investimenti in edilizia, idraulica, meccanica di alto livello, impiego di manodopera qualificata.

LA CARINZIA

«Con il nostro nuovo stabilimento in Carinzia creeremo non meno di mille posti, tra operai e tecnici. L’acciaio che impiegheremo, migliaia di tonnellate, non verrà certamente comprato in Italia. Si compra il più vicino possibile allo stabilimento. Pensi che io non ho nemmeno guardato le differenze del costo del lavoro tra il Veneto e la Carinzia. Neanche la tassazione. Ma in Austria ci sono le condizioni istituzionali per creare valore: in Carinzia posso licenziare l’operaio che oltre a non lavorare rema contro l’impresa, o passa metà dell’anno in finta malattia. A Mussolente facciamo fatica a dare un ordine di officina ad un dipendente».

Va detto che alla Bifrangi hanno cercato in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote. Prima il sequestro del terreno adiacente alla fabbrica, voluto dai vigili urbani. Poi il “no” alla costruzione di alloggi per i lavoratori. Sempre “niet” per la riqualificazione residenziale della vecchia sede della fabbrica. La Bifrangi è stata anche denunciata all’Agenzia delle Entrate per una contestazione su una recinzione metallica.

Francesco Biasion è un imprenditore che potrebbe rappresentare tutta la vecchia guardia di artigiani veneti che nel dopoguerra hanno creato dal nulla multinazionali con bilanci milionari. Quando siamo andati a trovarlo, tardo pomeriggio, caldo agostano infernale, ci ha accolto in una delle officine dello stabilimento, mani sporche di olio e scarpe da lavoro. Si vedeva lontano un miglio che non resisterebbe una settimana lontano dalla sua fabbrica, ma dell’Italia e della politica non vuole assolutamente più sapere niente.

«In Carinzia mi ha accolto la televisione, il governatore, la giunta comunale e la guardia di finanza locale. Hanno offerto un grande pranzo di benvenuto per trenta persone. D’altronde lì porteremo sviluppo, un indotto calcolato in circa 40 imprese satelliti del luogo. I nostri mozzi sono famosi in tutto il mondo, la nostra tecnologia nello stampaggio è all’avanguardia per competere con tutti i migliori costruttori mondiali. A Mussolente ho dovuto contrastare persino un tentativo del Comune di inserire nel piano regolatore una strada che doveva attraversare i capannoni dello stabilimento».

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